Siamo in Australia anche questa settimana, per raccontarvi la storia del relitto di una nave passeggeri, affondata ben 105 anni fa: la S.S. Yongala, di proprietà della società australiana Adelaide Steamship Company.
Torniamo negli abissi del mare, alle immagini più ordinarie che saltano in mente pensando a una nave coricata su un fondale a circa 30 metri di profondità, al largo della costa del Queensland.
Qual è la particolarità di questo relitto e dunque il motivo per cui vogliamo narrarvene le vicende?
Sono ben due: la prima è connessa all’incredibile numero di anni trascorsi tra l’affondamento e il ritrovamento della nave.

Yongala23 marzo 1911: la S.S. Yongala, dopo l’ultima sosta a Mackay, era salpata verso mezzogiorno diretta a Townsville. Nel corso del pomeriggio il tempo era andato decisamente peggiorando e il vento aveva raggiunto i cinquanta nodi. Il capitano Knight aveva però deciso di proseguire nonostante la burrasca, forse nella speranza di ripararsi nelle acque delle isole Whitsunday, ignaro del fatto che la nave in realtà navigava dritta nel ventre dell’uragano. Nonostante tutti gli sforzi, in serata la nave aveva cominciato ad imbarcare acqua.
Purtroppo il comandante non aveva ricevuto il messaggio radio inviato da un operatore, che già dalla mattina annunciava la tempesta in arrivo; poche erano le navi equipaggiate con sistemi radio e la comunicazione, importantissima, non raggiunse la nave, nè il suoi 122 uomini tra equipaggio e passeggeri.

SS Yongala

La mattina successiva, il 24 marzo, amici e parenti si erano radunati sul molo di Townsville: l’arrivo della Yongala era previsto per le sei, ma del vapore nessuna notizia.
Poco dopo erano partite le prime ricerche, con la speranza che la nave fosse al riparo di qualche isola, magari con i motori in avaria.
Il Sidney Morning Herald, il 29 marzo, recitava così: “A quattro giorni dal suo mancato arrivo, parte del carico stivato all’interno della Yongala è stata rinvenuta spiaggiata lungo la costa. Nessuna traccia di equipaggio e passeggeri. Persa ogni speranza“.

Il relitto venne trovato nel 1958, nelle acque a sud di Townsville, 47 anni dopo l’affondamento.

Il secondo punto degno di attenzione, è relativo alla situazione odierna del relitto.
Dopo un secolo passato sott’acqua, la Yongala è divenuta una sorta di barriera corallina artificiale e involontaria, attorno alla quale nuota un’enorme varietà di pesci.

scuba dive the yongalaNonostante sia un relitto molto popolare fra i subacquei, la vita animale è totalmente incurante della presenza umana ed è così rigogliosa da lasciare a bocca aperta anche gli esploratori di vecchia data.
Raggiungere il relitto però, è tutt’altro che facile; ci si immerge con le bombole e una muta abbastanza spessa per difendersi dalle temperature rigide dell’acqua, ed essendo un’immersione di lunga durata, il più delle volte viene divisa in due o più parti per facilitarne la riuscita.

YongalaUna volta sul luogo è possibile vedere pesci molto rari, come il Thaumoctopus Mimicus o il pesce-mano maculato, specie a rischio di estinzione. In altre zone maggiormente coperte da corallo si può nuotare con le murene che entrano ed escono dagli oblò della vecchia nave a vapore, con i pericolosissimi pesce pietra o con i famosissimi pesci pagliaccio (il famoso Nemo!) e pesci angelo.
A una profondità minore si possono trovare pesci più comuni per i frequentatori delle barriere coralline, come le razze, le tartarughe e gli immensi gruppi di carangidi. Annualmente si registrano i passaggi di pesci davvero difficili da incontrare come i Rinobathidae (detti squali chitarra), gli squali balena e gli squali pinna bianca.Yongala

E per chi non se la sente di immergersi fino alle vecchie lamiere della S. S. Yongala, può ammirare le immagini straordinarie che arrivano da questo luogo, dove dalla morte si è tornati alla vita, dal grigio è tornato il colore. Niente cancellerà questa vicenda così drammatica, ma è un altro modo che ha la Natura di parlarci di rinascita.

ss yongala