Oggi vogliamo esplorare una nuova categoria di relitti.
I relitti non sono definiti tali solo se sommersi dalle acque, possono essere semplicemente carcasse abbandonate, spiaggiate, dismesse ma non smaltite.

Esiste una zona a sud della Namibia, chiamata Skeleton Coast, attorno alla quale moltissime navi fecero una fine non troppo felice.
Solo pochi di questi relitti sono rimasti intatti a causa dell’incessante contatto con le onde dell’Oceano Atlantico e con la sabbia portata dai venti di sud-ovest; si possono trovare pezzi di metallo arrugginito, tavole di legno gettate sulla sabbia, alberi spezzati e altri resti galleggianti.
La Skeleton Coast deve il suo infelice nome ad un incidente aereo avvenuto nel 1933: un pilota svizzero, Carl Nauer, scomparve lungo questo tratto di costa e il giornalista Sam Davis – che ne riportò la notizia per conto della Reuters – scrisse che i resti dell’aviatore probabilmente sarebbero stati recuperati lungo la “costa degli scheletri“, cimitero di uomini e imbarcazioni.
Da qui il triste appellativo, utilizzato sempre più comunemente, visto anche il continuo accumularsi di relitti.

Skeleton Coast

@MCastro

Alcuni risalgono addirittura al periodo delle esplorazioni portoghesi e delle navi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, naufragate mentre tentavano di doppiare il Capo di Buona Speranza sulla rotta per l’India. Oltre a un litorale particolarmente insidioso a causa degli scogli, delle secche e delle dune di sabbia, le navi erano anche esposte alla corrente del Benguela, che provoca nebbie impenetrabili, onde potenti e venti furiosi.

Skeleton Coast

A diverse centinaia di metri dalla battigia, semisepolto nella sabbia del deserto e arrugginito, si trova il relitto dell’Eduard Bohlen, una nave a vapore che si arenò il 5 settembre del 1909 presso Conception Bay durante un viaggio verso Cape Town, proprio a causa di una fittissima nebbia.
Le 30 persone a bordo si salvarono raggiungendo un campo di ricercatori di diamanti.
Nei primi tempi dopo lo spiaggiamento, i minatori pensarono che la nave fosse il luogo ideale per un hotel e la utilizzarono a questo scopo (assegnando al direttore della miniera la cabina del comandante!). Fu solo quando tutte le operazioni minerarie cessarono che la nave venne abbondonata definitivamente.

Eduard Bohlen


Ma qual è stata la storia prima di quel giorno del 1909?
L’Eduard Bohlen aveva prestato servizio regolarmente per la linea amburghese Woermann fin dal 1891, come nave postale. A quel tempo la Namibia si chiamava Africa Sudorientale Tedesca e proprio l’amministrazione coloniale tedesca aveva intrapreso una guerra di sterminio contro gli Herero e i Nama -due gruppi etnici africani-, il primo genocidio del XX secolo. In questo periodo la nave fu adibita al trasporto di schiavi.
Nel corso di questa guerra di genocidio trovarono la morte una grande parte della popolazione indigena dell’Africa Sudorientale e pertanto è una di quelle vicende storiche che non vorremmo ricordare, ma che occorre rispolverare per potersi chiedere: fino a che punto ci siamo evoluti oggi?

Eduard Bohlen


© Christian Ghammachi

Non lasciatevi ingannare. Questo relitto non è di facile accesso, benchè non sia necessario immergersi.
La testimonianza del fotografo Christian Ghammachi è inequivocabile: “È quasi impossibile da raggiungere. Per arrivare nella zona dei relitti è necessaria una licenza, una guida e, come se non bastasse, un veicolo speciale”.

La sua fotografia mostra con evidenza sconcertante quanto l’uomo sia stato impotente contro le forze dell’oceano.
Ma mostra molto di più, conoscendone la storia. L’Eduard Bohlen arrugginisce nella sabbia, in un luogo che non le appartiene affatto, come un bizzarro corpo estraneo proveniente da un altro mondo; forse con lei arrugginisce anche l’intero modello della società occidentale, con tutte le sue conquiste in termini di democrazia, diritti, libertà.
E guardando questa carcassa inerte, sembra quasi che la natura -con i suoi cicli, con i suoi ritmi ben lontani da quelli che gli umani impongono- voglia distruggere quel che resta di una storia molto triste.