Oggi vogliamo raccontarvi la storia di un relitto che giace nelle nostre acque e che ricorda uno dei più gravi incidenti ambientali del Mar Mediterraneo.
Stiamo parlando della superpetroliera Haven, affondata il 14 aprile del 1991 al largo di Arenzano.Haven

La petroliera Amoco Milford Haven, in seguito ribattezzata Haven, quarta di una serie di quattro navi gemelle, fu costruita nei cantieri Asterillos Espanoles di Cadiz (Spagna), consegnata nel 1973 alla Amoco Transport Company di Chicago e immatricolata sotto bandiera liberiana.
Capace di trasportare più di 250.000 tonellate di greggio, la nave era partita da Singapore a pieno carico il 10 gennaio 1991, dopo essere rimasta diverso tempo in manutenzione a seguito di un missile iraniano (siamo negli anni della guerra Iran-Iraq) che ne aveva fortemente danneggiata la struttura. Giunse a Genova l’8 marzo e rimase ancorata in rada fino al 7 aprile. Dal 7 al 9 aprile la Haven si ormeggiò alla piattaforma a mare del Porto Petroli per una discarica parziale del greggio, per poi tornare in rada.

L’11 aprile, ore 12.40: il disastro.
Davanti al Porto Petroli di Genova Multedo, durante un’operazione di bilanciamento del carico, si verificò un’esplosione a bordo. Tra i 36 componenti l’equipaggio si contarono cinque morti: Ioannis Dafnis, Domingo Taller, Gregorio Celda, Serapion Tubonggan e il comandante Petros Grigorakakis.
Al momento dell’incidente nelle sue cisterne erano stivate circa 144.000 tonnellate di petrolio greggio Heavy Iranian Oil e più di 1.200 tonnellate di combustibile per la propulsione della nave.
Densissime colonne di fumo nero si levarono dalla nave fino a 400 metri di altezza, mentre decine di migliaia di tonnellate di greggio fuoriuscirono dallo scafo riversandosi in mare.

Haven

©Vaccari/Greenpeace

Il 12 Aprile si tentò di bloccare la chiazza di petrolio che fuoriusciva dalle cisterne. Il rimorchiatore Olanda avvicinò la nave alla costa, per consentirne l’affondamento su un fondale più basso e sabbioso. Nel corso dell’operazione si spezzò la prua che affondò a 490 metri di profondità.
14 Aprile 1991 alle 10.05 la Haven affondò.

Haven sinking

Oggi, a 25 anni dal suo affondamento, giace adagiata in posizione di navigazione, leggermente inclinata sul fianco destro a una profondità media di circa 80m.

Nei giorni seguenti l’incidente, nonostante l’intervento di una eterogenea flotta di mezzi navali in missione anti-inquinamento, dai cacciatorpediniere della Marina Militare ai mezzi del porto di Genova, un debole scirocco travolgeva le barriere che i numerosi volontari avevano sistemato lungo i litorali più esposti, causando importanti spiaggiamenti di greggio da Arenzano ad Albissola Marina.
Una parte del carico, soprattutto le componenti più dense del greggio, è deposto tuttora negli alti fondali tra Genova e Savona.

La Haven è il relitto visitabile più grande del Mediterraneo e uno dei più grandi al mondo. L’immersione, viste le profondità in gioco, è ritenuta “impegnativa”, ed è fortemente sconsigliata a subacquei inesperti.

relitto Haven

@ Claudio Grazioli

Attorno alle immersioni esplorative però, resta un velo nero che sembra una maledizione incessante: sono diverse le vittime tra i sub che si avventurano alla scoperta di questo relitto.
Da aprile 2015, sono quattro i subacquei che hanno perso la vita durante l’immersione al relitto: 2 olandesi -Roland Vervoort, 46 anni, e Paul Hendriks, 53 anni-, lo svizzero Julien Giller di 34 anni e Michael Eberleh, tedesco di 61.
Ma dal 2011, quando le immersioni sono state autorizzate, si conta almeno una morte ogni anno.
Ecco perchè la Haven ha l’altisonante soprannone di “relitto maledetto“.

relitto Haven
Proibire le immersioni sulla Haven potrebbe servire? Sicuramente sarebbe importante rivedere gli standard subacquei e le normative specifiche, che siano meno commerciali e più professionali.
La discussione è attualmente aperta e accesa, dato che -suona male a dirsi- ma la si ritiene “un relitto che il mondo ci invidia”.
Andarne fieri non si può.

targa Haven